La partecipazione dei cittadini per la rinascita della città

Noi non consideriamo la discussione come un ostacolo sulla strada dell’azione politica, ma come una indispensabile premessa ad agire saggiamente.

Pericle

 Il drammatico evento che ha colpito la città dell’Aquila ha fatto emergere nel suo significato più profondo il concetto -e l’urgenza- di interesse generale della collettività, considerato come promozione di una società civile veramente democratica, di una comunità di persone che sappia riconoscere nella persona umana il fondamento del suo costituirsi e del suo funzionare. Una polis democratica, cioè, formata da cittadini responsabili e da corpi intermedi che in essa trovino il terreno favorevole per esprimersi e per operare, per rinascere e crescere. I profondi, rapidi e complessi mutamenti territoriali, sociali, culturali ed economici che, a seguito del sisma dell’aprile scorso, hanno sconvolto il territorio impongono ora infatti a tutta la pubblica amministrazione un salto di qualità nei percorsi di coinvolgimento dei cittadini nel funzionamento del sistema democratico e nel processo di ricostruzione.

Si parla sempre più spesso a questo proposito di partecipazione della società civile e dei cittadini alle politiche pubbliche. Il dibattito internazionale e nazionale e la letteratura sui nuovi approcci e concetti alla partecipazione, che si sono sviluppati a partire dagli anni ’90, sono molto articolati e tutt’altro che univoci. Nonostante le differenze sembra condiviso il fulcro del dibattito, che ruota attorno ai limiti dell’attuale democrazia rappresentativa e alla necessità di forme di ascolto e di inclusione nelle decisioni pubbliche da parte delle Istituzioni, attraverso un processo di avvicinamento tra la pubblica amministrazione e il cittadino, avviato in Italia all’inizio degli anni’90 con i provvedimenti Bassanini e culminato nel 2000 con la legge quadro sulla comunicazione (l. 150/2000). La sfida è determinata in particolare dall’evolversi delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, della società della conoscenza e del contesto normativo, con l’affermazione di diritti come quelli all’informazione, alla formazione e alla cittadinanza. Perché a L’Aquila sembra ora indispensabile raccogliere questa sfida? Perché la città deve necessariamente rinascere e per farlo ha bisogno della collaborazione e del coinvolgimento di tutta la comunità verso comuni obiettivi di interesse generale. Andare in questa direzione significherebbe innanzitutto, su un piano relazionale, rafforzare quel senso di identità, appartenenza e co-responsabilità già più volte dimostrato dai cittadini e favorire dialogo ed empatia tra gli attori e, conseguentemente, maggiore legittimazione e fiducia. Su un piano organizzativo-gestionale svilupperebbe capacità, competenze e conoscenze delle persone coinvolte, evidenziando gli aspetti prioritari su cui concentrare le risorse. Su un piano professionale introdurrebbe strumenti e modalità di aggiornamento professionale sull’organizzazione del lavoro, qualificherebbe risorse umane interne e offrirebbe occasioni di lavoro alle nuove generazioni per l’animazione di percorsi partecipati. Da non sottovalutare anche i vantaggi di lungo periodo su un piano culturale: un rinvigorimento dei processi democratici locali, un ampliamento della conoscenza dei temi oggetto di discussione, un investimento sul capitale umano-sociale, verso una maggiore informazione, educazione, formazione e consapevolezza sui problemi e le possibili soluzioni in un’ottica di valorizzazione della diversità socio-culturale e di sviluppo sostenibile. Inutile negare che si tratta di processi medio-lunghi di impostazione, gestione e realizzazione, spesso resi difficoltosi dalla scarsità di fiducia e legittimazione tra gli attori coinvolti, dal rischio di scarsa disponibilità al dialogo e alla negoziazione, dalla mancanza di abitudine al lavoro di gruppo e soprattutto dalle resistenze al cambiamento rispetto a posizioni, modalità di lavoro e processi decisionali consolidati nel tempo sia all’interno della pubblica amministrazione che della società civile. È quindi necessario porsi degli obiettivi raggiungibili e intermedi. Il processo partecipativo passa infatti attraverso diverse fasi in cui il livello di coinvolgimento varia in maniera crescente. È auspicabile innanzitutto che la collettività venga informata su quello che sta accadendo, per assicurare nell’analisi dei problemi, alternative, opportunità e soluzioni. In secondo luogo può essere coinvolta nel fornire una risposta sull’analisi, le alternative e le decisioni stesse. In terzo luogo può subentrare la collaborazione/progettazione partecipata vera e propria, in cui gli attori sono coinvolti nei vari aspetti della decisione e delle modalità di realizzazione, fino ad arrivare ad innescare un vero e proprio processo di empowerment che favorisca un potere diffuso inteso come capacità e responsabilizzazione nel progettare e gestire decisioni e progetti. La trasparenza, la circolazione delle informazioni, la comunicazione, l’ascolto, la rendicontazione -in questa cornice- anziché essere considerati dei concetti astratti, si concretizzerebbero ogni giorno, attraverso un reale processo di sussidiarietà verticale e orizzontale, nelle piccole e grandi decisioni che accompagneranno il percorso cittadino di ricostruzione e rinascita.

 Fabrizia Petrei

Dott.ssa in Scienze della comunicazione pubblica, sociale e politica

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