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Transizione e Comunità

Prima del 6 aprile, nell’ambito dell’associazione di promozione sociale Panta Rei dell’Aquila, si è formato un gruppo di persone che si propone di diffondere in città le idee di un movimento culturale nato in Inghilterra nel 2003 e rapidamente diffusosi soprattutto nell’Europa del nord. Si tratta del movimento delle città di Transizione che tende a promuovere nuove abitudini di vita che tengano conto della possibile drastica riduzione dell’energia a basso costo fornita dal petrolio.

Alcuni dei concetti portanti del movimento sono divenuti di particolare attualità per la nostra città che, dopo il sisma, affronta una situazione di enorme difficoltà a livello individuale e sociale.

Lo sviluppo della resilienza, cioè della capacità che un sistema ha di rispondere adeguatamente a cambiamenti, anche traumatici, che provengono dall’esterno senza degenerare e senza perdere la capacità di sopravvivere in accettabili condizioni, è uno dei concetti basilari del movimento di Transizione che deve oggi essere ricercato.

Lo scenario di forti cambiamenti strutturali del nostro modo di vivere che prima del 6 aprile appariva come qualcosa di remoto e teorico, è drammaticamente divenuto attuale e oggi è fondamentale per la nostra stessa sopravvivenza come comunità  ricercare i modi per reagire e ricreare una società attiva e capace di rispondere concretamente ai nuovi bisogni e alle sfide del tutto diverse da quelle del passato.

Tra i modi che il movimento di Transizione propone è di particolare interesse la ricerca di un sistema di nuove relazioni tra i componenti del  gruppo: abbandonare l’individualismo quando spinto all’estremo, stabilire nuove relazioni tra le persone per affrontare insieme le difficoltà e la ricerca di modi di vivere più adeguati, è quanto questo e altri emergenti movimenti culturali propongono.

Si tratta di esprimere in concreto quanto il termine “comunità” ha insito nel suo significato. Cum munus è il termine latino di origine e cum munus significa con dono attività che riporta ai sistemi che i primi gruppi umani utilizzavano per stabilire relazioni e alleanze.

Immaginiamo un ritorno a modi di vita meno complessi di quelli attuali che tendevano alla pura sopravvivenza e a soddisfare i bisogni più elementari. Oggi abbiamo, almeno in parte, gli stessi bisogni fondamentali: ritrovare un luogo per abitare, luoghi di riunione per i necessari scambi economici e culturali, sicurezza sociale per poter ripensare a un futuro ancora possibile.

Come reagire, come sviluppare una buona capacità di adeguarsi a situazioni sempre diverse? Una delle possibili risposte probabilmente è dentro ognuno di noi, qualunque sia il suo ruolo sociale e si realizza nel sentirsi parte di un tutto e nel dono alla comunità delle proprie competenze, della propria disponibilità a partecipare, ad ascoltare gli altri, a cercare di ricostruire non solo edifici ma una comunità nuova che potrà in futuro affermare di essere stata veramente forte nel momento della necessità.

Maria Rita Acone

per il giornale locale Sallustio

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