Presentazione del libro: “NON SPRECARE”

Il 23 gennaio è stato presentato a Bologna presso la facoltà di Giurisprudenza il libro Non sprecare (Einaudi) di Antonio Galdo, giornalista e già autore di numerosi volumi, tra cui il noto Fabbriche.

All’incontro, introdotto e moderato da Luigi Ficacci, storico dell’arte, hanno partecipato e dialogato con l’autore il prof. Franco Prodi e il prof Andrea Segré.

Il primo, accreditato climatologo, ha parlato delle insidie presenti nell’interdipendenza di tre fattori quali energia, ambiente e clima, a livello di riscaldamento globale e cambiamenti climatici. Il secondo, attuale preside della Facoltà di Agraria di Bologna, ha centrato l’intervento intorno agli sprechi alimentari e ha condiviso con il pubblico intervenuto la propria interessante esperienza come promotore del progetto Last Minute Market. Nato nel 1998, oggi è ormai una vera e propria realtà imprenditoriale che promuove, tramite l’ottimizzazione della gestione delle eccedenze, “buone pratiche” di sostenibilità ambientale, sociale, economica e nutrizionale (per maggiori informazioni visita il sito http://www.lastminutemarket.org).

Sulla scia di tali argomenti Antonio Galdo ha presentato il suo ultimo lavoro. Non sprecare, undicesimo comandamento della nostra società, è un testo che nasce dalla convinzione che lo spreco sia un qualcosa che la società in cui siamo immersi abbia fatto nascere, abbia covato e fatto crescere come mai prima d’ora. Spreco di beni materiali ma anche immateriali. Laddove, infatti, il ritmo dell’ “usa e getta” ha pervaso naturalmente i nostri stili di vita, allo sperpero di cose tangibili, dal cibo alle risorse naturali agli oggetti d’uso quotidiano, si affianca anche un ancora più insidioso spreco di beni che non si acquistano sui banchi di un supermercato: dalla salute, alla bellezza, al tempo, all’ascolto, alle parole, al talento. L’abitudine, la fretta o la distrazione non permette di vivere ancora pienamente quella che per Galdo è una vera e propria una svolta epocale. La crisi di cui si parla e che tutti viviamo non è altro il collasso di un  modello di sviluppo finora mai messo in discussione: la catena consumo – crescita – benessere (- democrazia – felicità). La necessità del nesso tra questi elementi sembra ormai evidentemente smentita dalla realtà che viviamo e che ci circonda, se sempre di più è in crescita il divario tra i vari Paesi del mondo e all’interno stesso dei Paesi cosiddetti sviluppati. L’autore però sottolinea come questa crisi economica globale possa essere vista e vissuta come una preziosa opportunità: essa infatti non potrà che mettere in discussione i nostri stili di vita e richiamarci a ripensarli in una rinnovata scala di valori che deve iniziare a restituire alla parola “sobrietà” la propria concretezza e importanza. Questo stato di necessità nel quale ci troviamo oggi deve spingere ad affrontare l’enorme sfida del cambiamento dei comportamenti, il che non vuol certo dire abolire i consumi, sarebbe impensabile, quanto piuttosto imparare a distinguere l’utile dal superfluo, in un’ottica di una migliore qualità della vita. L’autore prende ad esempio la crisi che ha investito il settore automobilistico per evidenziare come questa potrebbe essere una opportunità per le industrie, per le politiche pubbliche e per tutte le famiglie, per ripensarsi una nuova ottica di sviluppo economico, più compatibile ed ecosostenibile, per esempio attraverso la spinta all’innovazione, all’impiego di nuove tecnologie, al potenziamento dei servizi di trasporto pubblico, ecc.

Il romanzo, come lo definisce il suo autore, racconta questi temi attraverso la voce e gli occhi di più persone, attraverso il racconto di storie e soggetti diversi che però, nel loro insieme, vogliono restituire al lettore una preziosa risorsa: la capacità di vivere con misura e buon senso, verso una maggiore responsabilità e una diminuzione delle distanze.

Fabrizia P.

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1 commento »

  1. gabriella said

    Non sprecare! Non sprecare la vita innanzitutto!
    Nel parlare con i miei vicini la cosa che per giorni mi è rimasta in mente da quei discorsi è il problema dei giovani (dai 10 anni in su). Come riuscire a far si che non buttino via la loro vita dietro alcool e droghe, molto presenti in zona? Come riuscire a coinvolgerli? Non sono facili da avvicinare. Eppure deve essere uno dei primi passi da fare. Un’idea che mi è venuta è di fare “borse di studio” di 50 euro l’una e di cercare tra i ragazzi qualcuno che voglia guadagnarle, chiedendo in cambio una decina di ore da dedicare in ricerche su internet, ne dovrebbero bastare 3-4, coinvolgendoli nella cose che ci interessano esempio “Orti Sinergici – carpooling” o qualsiasi altro argomento possa essere necessario alla transizione e nella realizzazione. Pensate possa essere fattibile? Quali sono le obiezioni? Potrebbe essere un sistema per spostare il gruppo dal bar verso il centro sociale? Avete altre idee? Nel centro sociale c’è già una disponibilità di computer. Ciao Gabriella.

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