Archive for gennaio, 2009

Presentazione del libro: “NON SPRECARE”

Il 23 gennaio è stato presentato a Bologna presso la facoltà di Giurisprudenza il libro Non sprecare (Einaudi) di Antonio Galdo, giornalista e già autore di numerosi volumi, tra cui il noto Fabbriche.

All’incontro, introdotto e moderato da Luigi Ficacci, storico dell’arte, hanno partecipato e dialogato con l’autore il prof. Franco Prodi e il prof Andrea Segré.

Il primo, accreditato climatologo, ha parlato delle insidie presenti nell’interdipendenza di tre fattori quali energia, ambiente e clima, a livello di riscaldamento globale e cambiamenti climatici. Il secondo, attuale preside della Facoltà di Agraria di Bologna, ha centrato l’intervento intorno agli sprechi alimentari e ha condiviso con il pubblico intervenuto la propria interessante esperienza come promotore del progetto Last Minute Market. Nato nel 1998, oggi è ormai una vera e propria realtà imprenditoriale che promuove, tramite l’ottimizzazione della gestione delle eccedenze, “buone pratiche” di sostenibilità ambientale, sociale, economica e nutrizionale (per maggiori informazioni visita il sito http://www.lastminutemarket.org).

Sulla scia di tali argomenti Antonio Galdo ha presentato il suo ultimo lavoro. Non sprecare, undicesimo comandamento della nostra società, è un testo che nasce dalla convinzione che lo spreco sia un qualcosa che la società in cui siamo immersi abbia fatto nascere, abbia covato e fatto crescere come mai prima d’ora. Spreco di beni materiali ma anche immateriali. Laddove, infatti, il ritmo dell’ “usa e getta” ha pervaso naturalmente i nostri stili di vita, allo sperpero di cose tangibili, dal cibo alle risorse naturali agli oggetti d’uso quotidiano, si affianca anche un ancora più insidioso spreco di beni che non si acquistano sui banchi di un supermercato: dalla salute, alla bellezza, al tempo, all’ascolto, alle parole, al talento. L’abitudine, la fretta o la distrazione non permette di vivere ancora pienamente quella che per Galdo è una vera e propria una svolta epocale. La crisi di cui si parla e che tutti viviamo non è altro il collasso di un  modello di sviluppo finora mai messo in discussione: la catena consumo – crescita – benessere (- democrazia – felicità). La necessità del nesso tra questi elementi sembra ormai evidentemente smentita dalla realtà che viviamo e che ci circonda, se sempre di più è in crescita il divario tra i vari Paesi del mondo e all’interno stesso dei Paesi cosiddetti sviluppati. L’autore però sottolinea come questa crisi economica globale possa essere vista e vissuta come una preziosa opportunità: essa infatti non potrà che mettere in discussione i nostri stili di vita e richiamarci a ripensarli in una rinnovata scala di valori che deve iniziare a restituire alla parola “sobrietà” la propria concretezza e importanza. Questo stato di necessità nel quale ci troviamo oggi deve spingere ad affrontare l’enorme sfida del cambiamento dei comportamenti, il che non vuol certo dire abolire i consumi, sarebbe impensabile, quanto piuttosto imparare a distinguere l’utile dal superfluo, in un’ottica di una migliore qualità della vita. L’autore prende ad esempio la crisi che ha investito il settore automobilistico per evidenziare come questa potrebbe essere una opportunità per le industrie, per le politiche pubbliche e per tutte le famiglie, per ripensarsi una nuova ottica di sviluppo economico, più compatibile ed ecosostenibile, per esempio attraverso la spinta all’innovazione, all’impiego di nuove tecnologie, al potenziamento dei servizi di trasporto pubblico, ecc.

Il romanzo, come lo definisce il suo autore, racconta questi temi attraverso la voce e gli occhi di più persone, attraverso il racconto di storie e soggetti diversi che però, nel loro insieme, vogliono restituire al lettore una preziosa risorsa: la capacità di vivere con misura e buon senso, verso una maggiore responsabilità e una diminuzione delle distanze.

Fabrizia P.

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Incontro con gli economisti della decrescita

All’università di Teramo, dove svolgo attualmente la mia attività di ricerca, ieri una bellissima sorpresa: è stato organizzato un incontro dal titolo “Dentro la crisi dell’economia globale: crescita, decrescita, felicità. Prospettive per lo sviluppo locale”.

Gli ospiti che hanno partecipato, dei più autorevoli :

Serge Latouche, professore emerito di scienze economiche all’Università di Paris-Sud, specialista dei rapporti economici e culturali Nord-Sud ed è uno dei principali teorici della decrescita. Sappiamo bene che il termine “decrescita” suona come una scommessa o una provocazione, ma è anche vero che se è ormai riconosciuto dalla maggioranza che il perseguimento indefinito della crescita è incompatibile con un pianeta finito, le conseguenze (produrre meno e consumare meno) sono invece ben lungi dall’essere accettate. Si sa anche che se non vi sarà un’inversione di rotta, ci attende una catastrofe ecologica e umana. Latouche afferma che siamo ancora in tempo per immaginare un sistema basato su un’altra logica, quella di una “società di decrescita”: ridurre il saccheggio della biosfera non può che condurci ad un miglior modo di vivere.
Questo processo comporta, secondo l’economista, otto obiettivi interdipendenti, le 8 R: rivalutare, ricontestualizzare, ristrutturare, rilocalizzare, ridistribuire, ridurre, riutilizzare, riciclare. Tutte scelte che insieme possono portare ad una decrescita serena, conviviale e pacifica. Tra le sue numerose pubblicazioni segnalo: Breve trattato sulla decrescita serena (Bollati Boringhieri) La Scommessa della Decrescita (Feltrinelli).

L’altro ospite, invece, un italiano: Leonardo Becchetti, professore di economia politica all’università di Tor Vergata a Roma, esperto di finanza, commercio equo e solidale, sviluppo economico, ma soprattutto di “economia della felicità”. È stato molto interessante ascoltare la possibilità di mettere in pratica un’altra economia per uscire dall’attuale crisi, non solo economica e finanziaria, ma sociale. Il presupposto indispensabile è vedere l’homo oeconomicus in modo diverso, non come un consumatore, ma come un nesso di relazioni. Deve cambiare la scala dei valori di riferimento, al primo posto non va più messo la massimizzazione del valore degli azionisti, ma il bene comune e la felicità economicamente sostenibile. Tutto questo è possibile, ci sono gli strumenti, il microcredito, le banca etica, il commercio equo e solidale, etc., servono le persone …cliccate su questo link http://www.economia.uniroma2.it/dei/professori/becchetti/ e guardate l’intervista al prof. Becchetti dalla Dandini andata in onda su rai 3 così vi farete una idea più precisa sulle sue idee. 

Comunque, la questione fondamentale è educare, formare, parlare, rendere consapevoli le persone: bisogna raggiungere quel punto di massa critica che permetterà il cambiamento.

 

Francesca P.

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L’Aquila: i primi passi di Transizione

Panta Rei, Associazione di promozione sociale di L’Aquila, ha deciso di aderire al movimento delle “Transition Towns” e di voler partecipare attivamente alla Transizione.

L’iniziativa è partita da Gabriella che aveva avuto già modo di conoscere il movimento e Cristiano Bottone; da subito i temi sollevati da Gabriella hanno fatto presa su alcuni dei soci e in pochi giorni (inizio Ottobre) si è costituito il gruppo guida, così composto:


Gruppo volontario iniziatori della transizione:

Maria Rita Acone
Letizia Giuliani
Giuseppe Leuzi
Gabriella Liberatore
Mirella Liberatore
Francesca Petrei

Angela Romagnoli

 

I primi giorni di lavoro sono stati caratterizzati da tanto entusiasmo, ma anche da tanta confusione, oltre che dall’allarme di fronte alla constatazione reale di problemi quali il picco del petrolio e i cambiamenti climatici. Di qui, la decisione, durante i primissimi incontri, di informarsi il più possibile su queste problematiche e sul movimento della Transizione: in questa prima fase è stata preziosissima la guida di Gabriella che ci ha indirizzato sulla buona strada!

Nel frattempo, sempre l’inesauribile Gabry manteneva i contatti con Cristiano il quale è venuto a farci visita di persona. È stata una conferenza molto interessante, densa di spunti e di notizie. Dopo queste tre ore di informazione e una cena insieme a Cristiano che è stato subissato di domande (grazie della pazienza!!!) abbiamo avuto altre adesioni alla causa…molte persone si sono incuriosite…altre hanno dato subito la loro completa disponibilità!

Si sono susseguite così altre riunioni nelle quali si è cercato soprattutto di definire gli obiettivi e le iniziative da portare avanti.

L’ultima riunione (17 Gennaio) è stata molto densa: abbiamo valutato una proposta di brochure informativa e appena sarà pronta diventerà il “veicolo sintetico” dei Primi Passi della Transizione a L’Aquila; abbiamo valutato la possibilità di prendere parte attiva in un GAS e di iniziare a costruire una Banca del Tempo. Inoltre, ogni componente del gruppo si è preso l’impegno di cercare di organizzare altri incontri con altre persone (preferibilmente cominciando dai nostri vicini di casa) per diffondere sempre di più il consenso intorno alla Transizione.

A L’Aquila siamo a lavoro!!!

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